Ultima modifica: 24 Marzo 2021
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Incontro speciale all’Archivio di Savigliano

Lezione on-line per le classi terze delle scuole secondarie sulla peste del Seicento

Le classi terze della Scuola secondaria di primo grado  di Savigliano e Marene hanno avuto la possibilità, nella terza settimana di Marzo,  di prendere parte ad un incontro online con l’archivista, Silvia Olivero, che ha raccontato in modo dettagliato ed accattivante, come si è diffuso il contagio della peste nella prima metà del 1600 nella nostra provincia , in particolare nel Comune di Savigliano.
In quegli anni la città faceva parte del Ducato Sabaudo e Carlo Emanuele I, il Duca, aveva comprato un esercito di soldati mercenari, per combattere una guerra contro la Francia. Nel 1628 si riscontrarono i primi casi di peste a Parigi e, quando l’esercito francese attraversò le Alpi, per arrivare in Piemonte, portò questa malattia in Italia.
Savigliano fu una delle città maggiormente colpite dalla peste .Il 19 marzo 1630,  con una lettera, i cittadini vennero invitati a pregare ,per non contrarre la malattia che si stava diffondendo. Alcune persone, tra cui Alessandro Muratori, prestarono dei soldi al Comune, per permettergli di avviare i vari provvedimenti. Già nel XIII secolo la popolazione aveva capito che si trattava di una malattia contagiosa e bisognava prestare molta attenzione, per non essere infettati. Sempre nel 1630 ,a Savigliano, fu creato il primo lazzaretto: era un luogo in cui si curavano i malati di peste, in ognuno dei quali c’erano circa quattrocento capanne con molti posti letto. L’assistenza sanitaria divenne gratuita e vennero reclutati molti “chirurghi” che avevano soprattutto il compito di togliere delle quantità di sangue dal corpo dei malati (salassi) e curavano quarantacinque persone al giorno. Nacque anche la figura dello speziale, che si occupava di creare delle medicine che sarebbero dovute servire a lenire il dolore dei malati. Nell’estate del 1930 si verificò il picco dei contagi e proprio in quel periodo si diffuse la notizia che, a Milano, in un convento, dentro una lampada si trovava un olio miracoloso ,in grado di guarire dalla peste. Molti se lo procurarono, ma poi risultò inutile, alcuni dissero perché era stato contraffatto da persone dette untori. A Savigliano venne imposta la quarantena (di quaranta giorni) per tutti i cittadini e vennero promulgati dei provvedimenti che tutti dovevano rispettare. Il 30 novembre la città venne divisa in cantoni, dove  c’era un cantoniere che doveva recarsi in ogni casa a controllare la situazione e a verificare se ci fossero dei malati o dei “sospetti”: persone che erano venute a contatto con un individuo infetto, ma non presentavano sintomi e venivano portati al lazzaretto dei sospetti per venti giorni. I mendicanti, numerosi in quel tempo, vennero rinchiusi in uno stanzone, dove veniva loro dato da mangiare pane di bassa qualità una volta al giorno. Ci furono altre due ondate di epidemia e dopo due anni la peste scomparve, grazie anche al freddo che fece irrigidire la pulce che trasmetteva la malattia.   Le persone erano invitate a preparare dei disinfettanti direttamente in casa, a pulire sovente le loro abitazioni, ad aprire le finestre, a mantenere la distanza di quattro piedi, a radersi peli e capelli, a cospargersi di unguenti e a lavarsi spesso.
Un evento che sconvolse molto la popolazione fu la morte di Carlo Emanuele I che si era recato a Savigliano con il suo esercito e aveva soggiornato in un palazzo con i suoi figli. Qui ,probabilmente, contrasse la peste e successivamente si crearono diverse leggende sulla sua morte.
L’incontro è stato molto interessante e ha fatto capire a noi studenti che la situazione che si era verificata nel 1600 è simile a quella che tutti noi stiamo vivendo  a causa del COVID-19. Spesso nella storia si verificano in modo ciclico le epidemie e soltanto se seguiamo alcune regole fondamentali, potremo uscirne il prima possibile.

Giulia Fissore classe 3^F